Il luogo ragusano ricostruito dopo il sisma e i misteri incredibili che cela

A Ragusa la chiesa delle Anime del Purgatorio custodisce una storia antica e una sorprendente curiosità che sfugge a molti visitatori.

07 gennaio 2026 18:00
Il luogo ragusano ricostruito dopo il sisma e i misteri incredibili che cela - Foto: Salvo Montalbano/Wikipedia
Foto: Salvo Montalbano/Wikipedia
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La chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio si affaccia su Ragusa Ibla come un frammento di un’epoca lontana, rimasto intatto mentre tutto intorno cambiava. Chi percorre la strada che scende verso il quartiere più antico della città viene attirato dalla sua facciata sobria, quasi severa, che sembra raccontare la fede e la fatica di una comunità che ha ricostruito sé stessa dopo il grande terremoto del 1693. L’edificio non domina lo spazio: lo abita con naturalezza, come se fosse sempre stato parte del paesaggio.

Un luogo ricostruito dopo il sisma e un simbolo della comunità di Ragusa

La chiesa venne ricostruita dopo il devastante terremoto che colpì il Val di Noto, seguendo una scelta ben precisa: mantenere un legame con la semplicità e la devozione popolare, rinunciando agli eccessi che caratterizzarono molte delle ricostruzioni barocche dell’epoca. La facciata in pietra, essenziale e compatta, introduce a uno spazio interno che sorprende per equilibrio e luce. Le navate accolgono il visitatore con un’atmosfera raccolta, quasi intima, e le decorazioni sono studiate per accompagnare lo sguardo verso l’altare senza distrarlo.

Il tema del Purgatorio, molto sentito nella Ragusa di un tempo, emerge in diversi elementi della chiesa. Non si tratta di rappresentazioni cupe o drammatiche, ma di un linguaggio simbolico che univa la comunità nella consapevolezza del passaggio e della speranza. La chiesa divenne un riferimento per artigiani, famiglie e confraternite che qui trovavano uno spazio di raccoglimento e identità, e ancora oggi resta uno dei luoghi più caratteristici del centro storico.

Le tele, i richiami al Val di Noto e l’armonia di un edificio senza eccessi

Entrando, si percepisce subito un impianto che dialoga con la ricostruzione settecentesca del Val di Noto, ma in modo più sobrio rispetto alle grandi chiese barocche della zona. Le tele che rappresentano le anime in attesa di salvezza, i dettagli dell’altare e la distribuzione delle cappelle laterali sono un esempio di equilibrio tra devozione e arte, con un uso della pietra locale che restituisce alla chiesa un carattere autentico e riconoscibile.

La chiesa non è soltanto un monumento: è un tassello importante della storia urbanistica di Ragusa, un punto di riferimento per chi cerca di capire come il territorio abbia reagito alla distruzione e come abbia ricostruito la propria identità attraverso l’architettura. Ogni elemento racconta una comunità che ha scelto di rialzarsi con dignità, senza inseguire stili vistosi ma puntando sulla solidità e sulla continuità con il passato.

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