Riceviamo e pubblichiamo: a Randello il parcheggio è pubblico, ma uscirne costa 40 euro

La denuncia di un nostro lettore: auto insabbiate, viabilità al limite e un curioso “soccorso stradale” fai-da-te. Una vicenda che solleva più di una domanda sulla gestione dell’area.

A cura di Redazione Redazione
12 agosto 2026 20:07
Riceviamo e pubblichiamo: a Randello il parcheggio è pubblico, ma uscirne costa 40 euro -
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Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di un nostro lettore, che racconta quanto accaduto nei giorni scorsi a Randello.

Siamo andati a Randello, confidando evidentemente nel fatto che, essendo estate, trovare un parcheggio sarebbe stato facile come trovare un cono gelato sulla spiaggia. Naturalmente, tutti i parcheggi erano occupati.

A quel punto, la soluzione sembrava infilarsi in una stradina sterrata che conduce a un noto locale della zona. Soluzione, però, è una parola grossa.

Sul lato sinistro della strada era infatti parcheggiata una lunga fila di automobili, al punto da trasformare quella che dovrebbe essere una strada percorribile in una sorta di imbuto a senso unico alternato. Da una parte le auto ferme, dall’altra quelle che cercavano di passare in entrambe le direzioni. Risultato: ingorghi, manovre, clacson e quel tipico clima di serenità che caratterizza le giornate al mare quando tutti sono in cerca dello stesso metro quadrato di spazio.

Dopo qualche difficoltà, riusciamo comunque ad arrivare al parcheggio del locale. Pieno anche quello.

Un dipendente ci suggerisce allora di proseguire fino al parcheggio in fondo alla strada. Ottima idea, pensiamo.

E qui arriva il bello.

Il parcheggio è segnalato da un regolare cartello blu con la “P”, dunque l’impressione è quella di trovarsi davanti a un’area destinata alla sosta pubblica. Solo che, più che un parcheggio, sembra un campo. E non esattamente uno di quelli dove si disputano le Olimpiadi.

Il primo ingresso ci insospettisce: il terreno appare sabbioso e decidiamo di non rischiare. Proseguiamo.

Il secondo ingresso sembra migliore, ma è praticamente ostruito da automobili parcheggiate in maniera quantomeno creativa. Entrare è impossibile.

Stiamo per rinunciare quando compare un terzo ingresso, che finalmente sembra quello giusto.

Sembra.

Perché appena l’auto gira, le ruote sprofondano nella sabbia. Si tenta di uscire, si prova a manovrare, si insiste. Niente da fare: l’auto è ormai piantata.

Ed è a questo punto che, secondo il lettore, arriva la parte più curiosa della storia.

Gli habitué della zona raccontano che non sarebbe affatto un episodio isolato. Anzi, pare che il problema si verifichi con una certa frequenza. Un signore presente sul posto riferisce che era successo anche a lui e, a suo dire, ad almeno altre dieci automobili soltanto quella mattina.

Ma, come spesso accade, dove c’è un problema qualcuno ha già trovato una soluzione.

Un signore, descritto come molto gentile, è infatti disponibile a tirare fuori le automobili dalla sabbia. Il servizio, stando alla testimonianza raccolta, costa 40 euro.

Quaranta euro.

E, particolare non secondario, c’è anche un cartello artigianale con un numero di telefono e la scritta “Soccorso stradale”.

Un servizio di soccorso stradale con sede operativa… nel parcheggio.

Facciamo un rapido conto, senza pretendere di essere Sherlock Holmes: se davvero quella mattina le auto finite nella sabbia fossero state dieci, 10 × 40 euro = 400 euro. In una sola mattinata. E se il fenomeno è ricorrente, la domanda sorge spontanea.

Ma questo parcheggio è pubblico?

Se lo è — e tutto lascia pensare che lo sia, visto il cartello che lo identifica come area di parcheggio — perché non viene sistemato? Perché non si interviene sul fondo stradale? Perché non si provvede a rendere realmente utilizzabile uno spazio destinato alla sosta?

E soprattutto: è davvero solo una questione di incuria?

Non spetta certo a un lettore, né tantomeno a un giornale, stabilire se dietro questa situazione ci sia un’attività privata perfettamente legittima, una semplice coincidenza o qualcos’altro. Per questo sarebbe interessante che fossero gli enti competenti a chiarire chi gestisce quell’area, chi dovrebbe manutenerla e a chi fa capo quel servizio di “soccorso”.

Perché, se un parcheggio pubblico diventa sistematicamente una trappola per le automobili e, contestualmente, compare qualcuno pronto a tirarle fuori dietro compenso, qualche domanda è quantomeno lecita.

Il lettore racconta inoltre di aver visto passare perfino un’auto dei Carabinieri. Secondo la sua testimonianza, gli occupanti avrebbero fatto spallucce.

Anche qui, prudenza: non siamo in grado di verificare autonomamente né l’episodio né ciò che sarebbe effettivamente avvenuto in quel momento. Ma la circostanza alimenta una considerazione: forse non servirebbe neppure un’indagine da film per capire cosa stia succedendo. Basterebbe, provocatoriamente, fingersi una famiglia di bagnanti della domenica con l’auto impantanata e aspettare qualche minuto.

Altro che sofisticate operazioni investigative.

La vicenda, al di là dell’ironia, pone però un problema molto concreto: un turista o un residente che arriva in un’area balneare segnalata e si ritrova con l’auto insabbiata dovrebbe poter contare sulla manutenzione di uno spazio pubblico, non sulla necessità di pagare qualcuno per essere liberato.

E allora viene da chiedersi quale sia davvero il biglietto da visita che stiamo offrendo a chi viene a visitare questo angolo di Sicilia: mare, natura e bellezza — oppure parcheggi trasformati in campi di sabbia, viabilità al limite e un “soccorso stradale” da 40 euro per chi ha la sfortuna di scegliere l’ingresso sbagliato?

Una domanda che giriamo volentieri a chi di competenza.

La redazione precisa che le circostanze relative ai 40 euro, al numero di automobili rimaste insabbiate e all’identità e attività del soggetto che presta il servizio sono riportate sulla base della testimonianza del lettore e non costituiscono, allo stato, fatti autonomamente verificati dalla redazione. Eventuali responsabilità o irregolarità dovranno essere accertate dagli organi competenti.

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