«A birritta cu i ciancianeddi»: la Compagnia G.o.D.o.T. rilegge Pirandello in dialetto

La compagnia ripropone il tema del «berretto a sonagli», con il dialetto agrigentino e la metafora delle «tre corde» al centro della messa in scena.

A cura di Redazione
14 luglio 2026 09:04
«A birritta cu i ciancianeddi»: la Compagnia G.o.D.o.T. rilegge Pirandello in dialetto -
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La Compagnia G.o.D.o.T. presenta "A birritta cu i ciancianeddi", una rilettura che mette al centro il berretto a sonagli di Luigi Pirandello e le tensioni tra apparenza e verità. Il testo scelto indaga le dinamiche sociali che costringono l'individuo a indossare una maschera, ponendo domande sulla tolleranza del ludibrio pubblico e sul prezzo della serenità rispetto alla verità.

Il tema centrale

Nel cuore della messa in scena resta la forte metafora del copricapo dei buffoni di corte, usata da Pirandello come simbolo del giudizio collettivo. L'allestimento solleva questioni dirette: fino a che punto si è disposti a tollerare il publico ludibrio? Quale sacrificio comporta il mantenimento delle apparenze? Queste domande guidano la drammaturgia e orientano la costruzione dei personaggi.

Le «tre corde» e la dinamica sociale

L'interpretazione insiste sull'invenzione pirandelliana delle "tre corde" — la civile, la seria e la pazza — come dispositivi con cui l'individuo si adatta alle regole non scritte della società. A seconda delle circostanze, il personaggio alterna una delle tre zone per preservare un equilibrio precario tra identità autentica e necessità di sopravvivenza sociale.

Dialetto, novelle e scelte drammaturgiche

La scelta di rappresentare il testo in dialetto agrigentino è motivata dalla volontà di recuperare la forza espressiva più pura della scrittura pirandelliana, quella delle novelle. Il progetto prende spunto da brani come Certi obblighi e La verità, dai quali Pirandello ha tratto materiali per il copione; in particolare, la compagnia ha utilizzato la prima per un prologo che mette in scena gli "altri", ossia la società che osserva e giudica. Come osserva Vittorio Bonaccorso, questa scelta serve a restituire la potenza comunicativa originaria del linguaggio pirandelliano.

Il ricorso al dialetto rappresenta inoltre una sfida ardua per gli attori, sia sul piano lessicale sia su quello espressivo, ma è inteso come mezzo per avvicinare il pubblico alla tensione emotiva e sociale che governa l'opera.

La messa in scena della Compagnia G.o.D.o.T. conferma così un approccio filologico e insieme teatrale: valorizzare la lingua e i materiali novellistici di Pirandello per indagare, attraverso la scena, la fragile linea tra verità personale e maschere collettive.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 14 luglio 2026

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